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ITALIA - Varese

06-12-1997
Interviste d’altri tempi
“Contrabass”.
E UN VARESINO LE SUONA AL MONDO
PREALPINA
 


“Contrabass”. E un varesino le suona al mondo
Un brano del compositore Luca Macchi nel Cd che raccoglie le più significative partiture contemporanee

Varese patria amara? Più volte si è sottolineato il fatto di quanto la nostra città sia prodiga di talenti ormai “blasonati” internazionalmente, e di quanto poco faccia per riconoscere le loro carriere. Luca Macchi, nato a Gorizia ma varesino doc da anni, ne è, forse, l’esempio più significativa. Non, ancora trentenne, riconosciuto in mezza Europa come uno fra i migliori compositori di musica contemporanea della sua generazione, vanta prime esecuzioni mondiali in Francia, Olanda. Arnerica; masterclasses in lungo e in largo per il mondo e successi (primi premi e segnalazioni) nei maggiori concorsi di musica d’avanguardia. Alea III di Boston e l’ambitissimo Gaudeamus di Amsterdam gli hanno aperto le porte della fama e della notorietà, ma a Varese pochi lo riconoscerebbero. Una situazione difficile da cambiare eppure, sembra sía iniziato un lento disgelo grazie sia alle continue iniziative di associazioni come Nuove Sincronie (da anni impegnate sul fronte della musica moderna), sia alla recente pubblicazione di un CD edito dalla casa discografica newyorkese Capstone Records, e distribuito per Europa e Giappone da Milano Dischi, presentato pochi giorni fa a Roma. Un lavoro antologico intitolato “Contrabass” e dedicato, appunto, ad uno fra gli strumenti (il contrabbasso) che pare avere a disposizione, in maggior misura nella musica contemporanea, illimitate possibilità espressive con un interprete d’eccezione quale Corrado Canonici. musicista dalle prestigiose credenziali (si è perfezionato con Franco Petracchi e Gary Karr). E con la partecipazione, inoltre, della voce di Ombretta Macchi, di Paolo Zannini al pianoforte e del clarinettista Guido Arbonelli. Un passo importante per Macchi che è presente nel Cd con un proprio brano (il terzo in scaletta) intitolato “Anafora", accanto ai maestri riconosciuti del Gotha musicale quali Berio (quest’anno si festeggia il suo settantesimo compleanno), Cage, Mazurek, Scelsi, Kessner, Ghezzo e Suzanne Giraud. Otto i brani (durata poco più di un’ora) che vanno a comporre un mosaico incantevole e descrittivo di come la musica alle soglie del terzo millennio si stia trasformando, ancor più e positivamente; in comunicativa multimediale. Un disco non facile, ma comprensibile anche dall’ascoltatore profano che troverà pieno coinvolgimento grazie alla trasparente immedesimazione di Canonici nel passo compositivo degli autori. C’è ricerca e tradizione, la rivincita del “silenzio-pausa” sulla continuità sonora e l’unicità del rapporto spazio-tempo che sembra rallentare, vagliando la trama musicale attraverso “fotogrammi” sfumati. Proprio in “Anafora” (scritta nel 1990) si assiste ad una elasticità del percorso che nasce e muore ondeggiando. quasi fosse urta fiamma in balia del vento. “Psy” di Serio è un volo sulle ali del virtuosismo (l’unico brano per contrabbasso scritto dal compositore qui in prima registrazione mondiale) ma stupefacente, per particolare bellezza e pathos, è “Cries of the innocent” di Ronald Mazurek per contrabbassò, ballerino e nastro elettronico. Una dolcissima preghiera-invocazione costruita sulla frase di Gesù in croce “Mio Dio, mio Dio, perchè mi hai abbandonato?” dove Canonici supera la “gestualità musicale” dando vita ad un ricordo poetico indelebile.

Davide Ielmini



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