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NEWS
2016/06/01
NOVITÀ 2016
Lanfranco Malaguti
WHY NOT?
CDH (CS) 2541.2
 


Teseo, jazzista moderno
Why not? Lanfranco Malaguti non è nuovo al mondo delle canzoni, siano quelle italiane che quelle afroamericane. “Why not?” è un fulmine a ciel sereno perché il chitarrista mette in discussione tutto quello che è musica – armonia e ritmo prima di tutto – e che è standard. Lo fa con grande coraggio, con una visione del jazz a trecentosessanta gradi e con un quartetto formidabile che trasforma la musica in uno sfrecciare di luci e colori. Luca Colussi alla batteria, Nicola Fazzini al sax alto e Romano Tedesco all’accordion riavvolgono il nastro di “Stella by starlight” e di altri classici con naturalezza e grande creatività.

“Persona scaltra che sa destreggiarsi abilmente e, talora, anche spregiudicatamente nelle contingenze della vita o in particolari circostanze e situazioni”. Anche musicali.
Ecco Lanfranco Malaguti, l’equilibrista e il marziano che legge la musica delle sfere, porta la gente ad alzare la testa e guardare in su, elabora sempre nuovi matrix musicali. Realtà parallele nelle quali accade di tutto all’insaputa degli umani. “Why not?” è un suono sfrecciante: ricomposto, ridistribuito, rinato. Intenso e a volte dolente, perché quello che piace dell’equilibrista è la sua paura. Chi ascolta – che qui anche guarda, perché questa musica vive di immagini – si ritrova a dover fare i conti con gli standard, non solo afro, della musica americana (unica eccezione “Blues to Monica”, scritta proprio da Malaguti) sottoposti a rifrazioni sonore. Salve le melodie, camuffate secondo la tradizione del Novecento colto, e poetica la conduzione a doppio binario: rivelazione/occultamento, descrittivismo/astrattezza, luce/ombre.
Gli esempi non mancano, a partire da “The Day Of Wine And Roses”: i Plink Floyd sembra si prestino al jazz, l’atmosfera è leggermente rock ma molto psichedelica. E mentre “Alone Together” è un incalzare di slow action con una virgola di swing sulla batteria di Luca Colussi e nel sax alto di Nicola Fazzini, “Stella By Starlight” vive di un’energica illuminazione accesa dalle incursioni di Romano Todesco all’accordion (quello sgattaiolare su una figurazione discendente puntata è un vero tocco di classe…). Micromusica episodica, quella di Malaguti, che scheggia le travi della tradizione e le rimette insieme con la colla dell’ermetica matematica. È per questo che “Why not?” a volte somiglia ad un nastro riavvolto al contrario, nel quale il jazz è più un addensante di esperienze che un genere definito. Ritagli di musica che cadono a cascata, interpretazione aperta, rivisitazione di struttura e armonia, di fraseggio e coloriture: siamo giunti in un nuovo mondo. Quello di un suono che tra distorsioni valvolari, generator e plettri affusolati abita e ridisegna i suoi labirinti. È per questo che come un Teseo moderno di fronte al Minotauro, Malaguti scopre quanto il gusto della scoperta non si possa separare da quello per la battaglia.

Davide Ielmini, Varese, Marzo 2016







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