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NEWS
2016/05/20
NOVITÀ 2016
Felice Reggio Trio
CHET’S SOUND
CDH 1566.2
 


Un trio d’eccezione, nel mito di Chet Baker
Entrare nell’intimità di un mito del jazz come Chet Baker non è mai facile: la musica è calda e avvolgente, ma si deve guardare al di là delle note per estrarne quella grinta sotterranea che mette sempre di buonumore. Felice Reggio alla tromba, con Massimo Currò alla chitarra e Manuele Dechaud al contrabbasso, fanno della musica di Chet una radiografia intensa e mai scontata. Vanno al sodo togliendo tutto quello che non serve all’ascoltatore, per porre l’accento sulle tante sfumature di un cool jazz romantico e capace di trasmettere serenità. Il timbro adamantino della tromba di Reggio, poi, rende tutto più semplice.

Il pubblico italiano ha già avuto modo di sentire dal vivo quest’affiatato Trio guidato dall’ottimo trombettista e flicornista Felice Reggio in un omaggio al suono cool del grande Chet Baker, tra le figure leggendarie, quasi mitologiche dell’intera storia del jazz, che (d’altronde) altro non è che uno straordinario e caleidoscopico “romanzo” collettivo di formazione, sorta di “corpus mitologico originario” in grado letteralmente di orientare ed educare spiriti e coscienze.
Ma Chet è entrato nel mito anche e soprattutto per una profonda (forse eccessiva) sensibilità, per il suo impareggiabile lirismo, che si traduceva in un inconfondibile suono opaco, diafano, indolente, glissante e malinconico e per una vita forse un po’ troppo sregolata: in Italia sono rimaste famose le sue “scorribande” sulla riviera versiliese tra la fine degli anni ’50 e l’inizio dei ’60.
Un progetto, quello di Felice Reggio e dei suoi compagni di viaggio Currò e Dechaud, che viene finalmente fissato su CD, costituendo un’ulteriore testimonianza della vitalità del jazz attuale.
Felice Reggio,(piemontese) da diversi anni è uno degli indiscussi protagonisti del circuito del jazz italiano ed internazionale delle note afroamericane.
Musicista raffinato, dal suono rotondo e pulito, dalla pronuncia elegante e dall’impeccabile controllo tecnico e stilistico, Reggio si è confrontato spesso e felicemente con la musica, lo stile, il repertorio di Chet Baker, del quale è da sempre un grande estimatore, cultore, e con il quale ha avuto il privilegio di poter suonare.
L’omaggio di Reggio a Chet non è di tipo filologico, se non altro perché sarebbe ben difficile riprodurre quella sorta di magica ed unica imprecisione sull’intonazione, tipica del trombettista di Yale, che volente o nolente sprigionava tutte le sue capacità poetiche e mitopoietiche attraverso una sorta di controllo non controllo del proprio strumento.
Il ricordo di Reggio, invece, si esplica in una colta rievocazione, anche molto personale, di un ambiente sonoro e culturale, di un particolare atteggiamento o approccio alla materia jazzistica, fondato sul sottile equilibrio tra luci ed ombre, chiari e scuri, spazio e densità armonica, intimità e malinconia.
Un soundscape d’epoca, insomma.
Lo sostengono in questa impresa due preparati giovani musicisti genovesi, stiamo naturalmente parlando dei valenti Massimo Currò alla chitarra, bravo nel costruire con leggerezza griglie armoniche, sulle quali fluttuano agevolmente le linee melodiche della tromba del leader e Manuele Dechaud al contrabbasso, sempre determinante nel suo puntuale sostegno ritmico e dinamico.
I tre rivisitano con sensibilità, piglio e agile dimestichezza, una serie di classici del repertorio bakeriano da: “Autumn in New York” (V. Duke) a “Long Ago and Far Away” (J. Kern), da “Retrato em Branco e Preto” (C.A. Jobim), eseguita splendidamente, alla struggente e celeberrima “My Funny Valentine” (R.Rodgers), fino agli “standard” italiani “Estate” (B. Martino) e “Arrivederci” (U. Bindi), che fu proprio Chet Baker a reinventare con alcune profonde e suggestive interpretazioni.
Una registrazione intensa e garbata, rilettura piacevole ed ispirata di un’espressione artistica illuminata e dai tratti ancora originali.

Marco Maiocco







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