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NEWS
2015/03/01
NOVITÀ 2015
Lanfranco Malaguti
OLTRE IL CONFINE
CDH 2540.2
 


La bellezza della musica nella spirale della scienza
Ti ritrovi in un turbine di musica e non sai come uscirne. Lanfranco Malaguti applica la matematica al suono e va “Oltre il confine”. Strumenti che si intersecano, si perdono, si ritrovano in un jazz che non è jazz. Con una chitarra che si diverte ad essere violino o viola, tanta tecnologia (octaver e overdrive) e un gruppo di artisti che si rimpallano le note come se fossero su un autoscontro.

La musica di Malaguti, sorretta dalle regole matematiche della teoria dei frattali del polacco Benoit Mandelbrot, è come un satellite che gravita intorno ad un pianeta su assi sempre diversi. La migliore definizione di questi studi la diede il professore stesso nel 2010: “Meraviglie senza fine saltano fuori da semplici regole, se queste sono ripetute all’infinito”. Ciò che incuriosisce da un lato, e lascia spiazzati dall’altro, è che nelle mani di Malaguti la teoria si risolve in pratica: quando il chitarrista dice di operare attraverso schemi matematici che gli consentono di “ordinare e concentrare una notevole quantità di elementi apparentemente distaccati fra loro”, questo accade.
In “Oltre il confine” il gioco delle parti si fa ambizioso ma non sconveniente: la musica è una lente nella quale l’improvvisazione non fa il verso a è stessa. Per meglio dire, ciò che è improvvisato – a volte - potrebbe anche essere scritto. Ogni immaginaria barriera si sposta nel perenne balletto delle linee interrotte (i fractus) per realizzare una bellezza che in Malaguti evolve di Passo in Passo con una omogeneità sempre in bilico tra polarizzazioni e allontanamento, tra assenza di gravità e attrazione. Imprevisti musicali con un suono calibrato dove è facile incontrare – come in un microcosmo astrale - bolle d’accordi, stringhe di luce e spirali cosmiche.
Ciò di cui si compone la musica – armonia, melodia e ritmo – qui si somma e si divide agogicamente. E tutto si insegue in un tessuto che Malaguti cuce e sfibra, inarca o spezza facendo della chitarra un violino o una viola: la magia, al di là di un’antica passione dell’artista per gli strumenti ad arco, nasce da un octaver applicato ad un overdrive con plettro affusolato e corde zigrinate. Tecnologia, ovvio, ma non basta questo a trasformare ogni disco di Malaguti in un viaggio senza vero dramma o vera serenità; una sorta di stasi apparente e irreale dello spirito dove la musica – una volta ingigantita in dimensione – non perde i suoi dettagli ma li arricchisce, proprio come fa un frattale. Per rigenerarsi, poi, nel ripetersi della sua stessa formula.

Davide Ielmini, Marzo 2015









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