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NEWS
2015/05/01
NOVITÀ 2015
Alberto Tacchini
SPACE OF WAITING
CDH (CS) 2539.2
 


Space of Waiting: musica Zen?
Space of Waiting: uno spazio nel quale attendere ciò che accade. Piano, batteria e sax si muovono empaticamente in un viaggio dove la serietà e il divertimento sembrano facce della stessa medaglia. Musica del futuro, jazz d’avanguardia, suono contemporaneo: molte, troppe definizioni per descrivere un disco che spiazza l’ascoltatore e lo accompagna verso la libera scoperta di sé stesso.

Boulez nel 1952 disse: “Qualsiasi musicista che non abbia sentito – non diciamo capito ma proprio sentito – la necessità del linguaggio dodecafonico è inutile”. È come se Alberto Tacchini dicesse lo stesso del Free: chi non ne ha mai avvertito l’esigenza, non serve. Così questa musica insiste sulla stretta relazione tra causa ed effetto: da un lato la forma/non-forma come elemento estetico dell’improvvisazione di matrice europea e colta, e dall’altro l’assottigliamento del materiale tematico che si traduce in suono emotivo e fisico. Non necessariamente armonico ma certamente “pitagorico moderno” perché matematico. Un disco che vive di contrasti tra il pieno e il vuoto, proprio come accade nella filosofia Zen. Tutto qui resiste perché fondato su un suono empatico (nelle sue dimensioni acustica, sensitiva, rumoristica...) e sulla convivenza tra sensibilità e ruoli diversi: il Tacchini regista, il Falascone prim’attore, il Calcagnile seconda voce che si integrano e si alternano nei fondali musicali, negli spazi/silenzio, nelle prospettive dove gli assoli sono solo episodi di un unicum che è pratica occulta dell’aritmetica. Che poi è elementarietà, essenza pura del suono che pone sullo stesso piano il formalismo e la rivalorizzazione dell’espressione. Allora il vuoto è pronto a ricevere e ad essere riempito di tempeste sonore perfette proprio con quel Falascone che è da tempo creatore di “contrappunti d’improvvisazione formati con la complicità del caso, come strati di foglie musicali cadute dallo stesso albero”. Qui, in una sorta di evoluzione darwiniana, le foglie si sono trasformate in schegge e l’una dopo l’altra sono scagliate nervosamente a terra dopo un viaggio spettrale nello spazio. Viaggio grottesco, raggelante, intuitivo e votato alla completezza estatica – “Sound of Love” di Duke Ellington - di una musica che, muovendosi in diagonale, prova la tentazione di restare al di fuori del tempo. È questa l’entità che Calcagnile deve governare sottraendo o aggiungendo, senza esibire alcun virtuosismo tecnico se non quello di attraversare le scansioni ritmiche come spilli su una pellicola. E realizzare infine ciò che Gottfried Wilhelm von Leibniz scriveva al matematico tedesco Christian Goldbach: “Il compito del teorico della musica non è quello di portare alla luce verità nascoste all’ascoltatore, ma quello di analizzare e spiegare il fenomeno uditivo nella sua unitaria molteplicità”.

Davide Ielmini, Vaerese, Marzo 2015







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