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NEWS
2016/06/10
Ristampa CD da LP
Mario Piacentini Trio
CANTO ATAVICO
CDH 0146.2
 


Mario Piacentini Trio: Canto Atavico
Mario Piacentini si innamora di tutto quello che le parole non dicono: ecco perché la sua musica nasce da un’esigenza personale di ascoltarsi e comunicare. “Canto Atavico”, inciso il 6 e 7 novembre del 1987 allo Studio Barigozzi di Milano ed ora riedito in CD nella sua versione originale, è una bellissima istantanea di questo pianista portato all’esame di diploma in pianoforte da Anita Porrini, allieva prediletta di Arturo Benedetti Michelangeli e Alfred Cortot, e stimato da Giorgio Gaslini. Pianista dunque “classico” affascinato dalla ricerca della pulizia esecutiva, dal saper dosare le forze e dai rischi: un bagaglio di disciplina che non contrasta con la spontaneità dell’improvvisazione.
“Canto Atavico” è un disco di riflessione che anticipa quello che Piacentini farà anni dopo: la nudità musicale (l’essenziale), il racconto poetico, l’ispirazione descrittiva, la caratura cinematica di alcuni suoi componimenti, la coloritura delle trame. Basterebbe “La Luna, il vecchio e il mare” per convincersene: una sorta di barcarola a-la-Debussy che prepara il terreno alla nevrastenia contemporanea di “One for Us”, con il vibrato con arco sul contrabbasso. Una nervatura ruvida quasi lo strumento fosse un cane tenuto alla catena; a svolazzargli intorno è il piano, un’allodola che agita le ali sul contrasto umorale che congiunge l’atavico al pagano.
È qui che le “ombre” nascoste tra le note singole – il puntillismo – affermano Piacentini come maestro della sospensione, dei tessuti trasparenti e delle variazioni sensibili. Ma è “Vai, Louise”, con il suo tema più malinconico che amaro, a svelare quanto la tristezza sia lo specchio della verità, con quei suoni da Mille e una notte che ritroviamo anche in “Sette lune”. La musica disegna il miraggio di sé stessa e, fissandosi su un’atmosfera elegiaca tra Bill Evans e Horace Silver, non si perde neppure in “La neige descend sur le Chateau”. È forse questo il brano che, più di tutti tra quelli inseriti in scaletta, si propone come cameo capace di ritrarre qualcosa che non c’è.

Davide Ielmini, Varese, 18 Maggio 2016

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