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ITALIA - Terni

01/09/2013
Ieri & Oggi
Splasc(H) Records
L’ENCICLOPEDIA DEL JAZZ ITALIANO
JAZZIT NEWS
 


L’enciclopedia del jazz italiano
Nata grazie all’intraprendenza e all’intuito di Peppo Spagnoli, da oltre trent’anni l’etichetta nata in Valceresio, in provincia di Varese, continua senza sosta a documentare il jazz italiano, e non solo, al punto che il suo catalogo, forte di quasi mille titoli, inizia ad assumere un valore enciclopedico

L’esordio con Gianni Basso
Se volessimo ripercorrere a ritroso la storia della discografia del jazz italiano, i nostri indizi ci porterebbero in Valceresio, fino ad Arcisate, un piccolo centro in provincia di Varese. È lì che l’artigiano nel tessile Giuseppe Spagnoli, detto “Peppo”, diede vita alla Splasc(H) Records, l’etichetta che più di ogni altra è riuscita a documentare il jazz italiano degli ultimi trent’anni. L’idea iniziale di Spagnoli non riguardava la discografia, dal momento che egli era un semplice appassionato di musica, dal jazz alla classica, con nessuna esperienza in merito, fatto salvo per la fugace gestione di un negozio di dischi. Pittore, amante dell’arte tout court, agli inizi degli anni Ottanta, viene nominato presidente di una cooperativa con lo scopo di promuovere eventi culturali sul territorio. È il 17 Settembre del 1982 e nasce così la Società Promozione Locale Arte Spettacolo Cultura, un gruppo di lavoro composto da diciassette persone. L’etichetta verrà alla luce da una piacevole fatalità, quando in occasione del matrimonio di sua figlia, egli ha modo di parlare con Gianni Basso riguardo a un nastro in possesso del sassofonista e che Tito Fontana, fondatore dell’etichetta Dire, non aveva voluto utilizzare. Le coincidenze da sole però non bastano per creare grandi storie, ma ci vogliono l’ingegno e la perseveranza: e allora Spagnoli trova le informazioni necessarie per cimentarsi nella produzione e decide di stampare il disco. Fu così che, nel dicembre1982, prende forma il primo titolo dell’etichetta, “Lunet”, del Gianni Basso European Quartet, formazione completata da Klaus Koenig al pianoforte, Isla Eckinger al contrabbasso e Peter Schmidlin alla batteria. Visto il discreto riscontro di vendite Peppo volle proseguire la sua avventura pubblicando anche il pianista Guido Manusardi, di cui era amico. Ma le cose non vanno altrettanto bene. Spagnoli non si arrende, anzi, decide di documentare tout court il jazz italiano, che fino a quel momento non esisteva come entità propriamente detta, in quanto i musicisti e gli appassionati vivevano della luce riflessa dei grandi nomi americani che passavano in tournée nel nostro Paese e dei quali si reperivano a fatica le incisioni su vinile. Con l’uscita nel 1984 di “Streams” di Tiziana Ghiglioni la Splasc(H) definisce la sua idea concettuale, non più basata su registrazioni di glorie del passato reperite occasionalmente da Spagnoli ma su giovani musicisti italiani di grande talento e bisognosi di visibilità.

La nascita del catalogo
Per la Splasc(H) Records l’inizio dell’attività produttiva è caratterizzata da una decina d’anni sulla cresta dell’onda. Il jazz italiano, prima che nascessero molte altre etichette, era una sorta di terra inesplorata dai discografici, abitata però da tantissimi talenti. Spagnoli inizia a intrecciare il lavoro per l’etichetta con quello dell’industria tessile, dilettandosi, in particolar modo nel periodo delle stampe su vinile, a disegnare le copertine dei dischi. Oltre a lui le figure chiave di questa storia vanno rintracciate in Luigi Naro, anch’egli derivante da una formazione di carattere artistico e all’epoca art director per un editore milanese, e Giorgio Mortarino, grande appassionato e conoscitore del jazz internazionale. La forza di produrre una enorme quantità di artisti porta il catalogo dell’etichetta a vantare più di novecento titoli tra vinili, compact disc, rimasterizzazioni da LP, e supporti video. Uno sforzo difficilmente pareggiabile, che ha dato forma a un orizzonte stilistico vasto e multiforme nel quale si incontrano jazz, avanguardia, rivisitazioni del repertorio della canzone italiana ma anche blues e musiche ai confini del jazz. Per l’etichetta sono ancora oggi motivo di vanto le incisioni con Paolo Fresu, Luca Flores, Stefano Battaglia, Tino Tracanna, Carlo Actis Dato, Riccardo Fassi, Pino Minafra, Flavio Boltro e molti altri. Una cospicua quantità di materiale che include debutti eccellenti e dischi molto ricercati tra i collezionisti, come “Sud” di Mario Schiano, uscito nel 1990. Ma nella storia della Splasc(H) c’è anche un “disco mancato”, come Spagnoli dichiara in un’intervista a All About Jazz nel 2000; si tratta di “From G to G” di Gianluigi Trovesi (cinque stelle di merito sulla rivista Downbeat ), prodotto dalla Soul Note in virtù di un iniziale tentennamento di Spagnoli. In verità questo fu un episodio marginale di una storia costellata di ottime intuizioni. Nel corso degli anni molti musicisti si sono rivolti costantemente alla Splasc(H), grazie a un rapporto di amicizia e fiducia reciproca, come nel caso di Stefano Battaglia, Alberto Tacchini o Massimo Barbiero (Odwalla, Enten Eller), perché l’etichetta non ha mai imposto precise direttive di produzione e non ha mai preteso alcuna esclusiva, mettendo così al centro di ogni progetto la mente creativa del musicista, lasciandogli ampi margini per esprimere al meglio la sua creatività.

La World Series: ai confini del mondo
A parte la mole di artisti italiani, l’etichetta ha dedicato negli anni le sue attenzioni anche ai musicisti di jazz internazionale pubblicandone i titoli nella sezione World Series. La grande spinta a questa iniziativa fu data da Giorgio Mortarino, che è un grande appassionato di avanguardia e di musicisti come Anthony Braxton, William Parker, David S.Ware e Charles Gayle. Dal 1999 al 2007 sono stati prodotti per questa serie quasi cento album, tra i quali emergono i nomi di musicisti di levatura assoluta come Lawrence D. Butch Morris, Mattew Shipp, Tim Berne, Sheila Jordan, Pierre Favre, Dave Burrell, Steve Lacy, Dave Douglas e proprio Anthony Braxton, del quale Mortarino aveva acquisito dei nastri che diedero luogo al primo lavoro della collana: “Ab-Small Ensemble Music (Wensleyan) 1994”.

Lo smarrimento e il nuovo corso
La Splasc(H) ha avuto un ruolo centrale nello sviluppo stilistico del jazz italiano. Ha assistito, in maniera attiva, al passaggio da un diffuso dilettantismo a una precisa idea di professionalità. Questo è il parere pressoché unanime di critici e ascoltatori, ed è motivo di fierezza per i fondatori dell’etichetta. Però, nella sua storia, ha conosciuto anche momenti di grande difficoltà. Soprattutto all’alba degli anni Duemila, quando l’intera economia mondiale ha iniziato a dare i primi segni di flessione. Nel 2010, per cercare di reagire alla crisi del settore, i soci della cooperativa cercano nuove strade percorribili con la Pus(H)in Records, un’etichetta parallela, nata da un’intuizione di Renato Bertossi, destinata a produrre musica diversa dal jazz. Peppo Spagnoli, ormai stanco e privo della grinta giovanile, cominicia a rendersi conto delle difficoltà economiche di un mercato che, per come lo aveva conosciuto agli esordi, si andava esaurendo. A quel punto l’unico interessato a portare avanti l’iniziativa è Luigi Naro, il quale, per salvaguardare il patrimonio della Splasc(H), ha operato di recente delle scelte sofferte come quella di mettere in liquidazione la cooperativa e successivamnete rilevare l’etichetta tramite l’agenzia Time To Jazz.It e rilanciare, cercando e ricevendo l’appoggio e l’aiuto dell’editore Max Moroldo e della sua Baby Angel Music. Attualmente Naro ha in programma la realizzazione del nuovo sito web che dovrebbe essere disponibile in autunno; oltre a un restyling di tipo grafico, la nuova piattaforma sarà legata alla diffusione dell’etichetta e avrà un’impronta di carattere culturale oltre che commerciale. Inoltre, si occupa in prima persona della produzione dei dischi ma anche delle questioni amministrative e organizzative, e riesce a portare avanti questa quantità di lavoro grazie alla propria passione e determinazione professionale. Riguardo questo nuovo corso ci ha dichiarato: «Devo molto all’esperienza acquisita grazie a Peppo Spagnoli e a tutto il tempo passato insieme ad ascoltare musica per interi week-end. L’obiettivo per il futuro è lo stesso di sempre: documentare il jazz italiano con l’ambizione di veicolarlo all’estero in modo da aiutare i musicisti a farsi conoscere e apprezzare da ampi bacini di utenza».

BOX 1 | LA DOCUMENTAZIONE DI PAOLO FRESU
I dischi della svolta
Nel 1985 Paolo Fresu debutta con il suo quintetto con l’album “Ostinato” su Splasc(H) Records. Quella tra la label e il trombettista sardo si rivela una collaborazione fruttuosa che da luogo ad altri nove album tra i quali “Ossi di seppia” del 1991 che ancora oggi risulta tra i dischi più venduti del catalogo. Per l’attuale produttore della Splasc(H), Luigi Naro, quelli realizzati con Fresu sono «i dischi della svolta». Fresu era spesso ospite dello Splasc(H) Club di Milano, il locale gestito dalla cooperativa che rimane attivo dal 1982 al 1995 e nel quale si incontravano artisti e personaggi del mondo dello spettacolo. Naro ricorda, con un pizzico di nostalgia, che «era un periodo dove non si faceva fatica a radunare molte persone, al contrario di quanto, a volte, accade oggi».


BOX 2 | IL GENIO DI LUCA FLORES
Storia di un succeso postumo
Luca Flores è stato uno dei talenti più cristallini del jazz italiano. Nato a Palermo nel 1956 ma vissuto prima in Africa (dove lavora il padre geologo) a Firenze per buona parte della vita, Flores ha vissuto un’intensa stagione concertistica a fianco dei più importanti jazzisti italiani (Claudio Fasoli, Massimo Urbani, Furio Di Castri, Paolo Fresu tra i tanti) e internazionali (come Chet Baker, Lee Konitz, Dave Holland, Tony Scott, Bobby Watson), svolgendo anche un’attività didattica che lo porta a dare lezioni di pianoforte jazz a un giovanissimo Stefano Bollani. Musicista eccezionalmente dotato sotto il profilo espressivo, Flores ha sempre dovuto combattere con una fragilità emotiva e un disagio mentale che lo porterà al suicidio il 29 marzo 1995. Tutta la sua discografia da leader, da "Sharp Blues" con il Matt Jazz Quintet (1986) al postumo "For Those I Never Knew" (1995) sono a firma Splasc(H), che fin da subito intuisce le sue grandi potenzialità, fin da quando muove i suoi primi passi a fianco della cantante Tiziana Ghiglioni. La sua vicenda umana e artistica rischia per sempre l’oblio fin quando Walter Veltroni, politico con la passione per la scrittura e il jazz, pubblica il suo "Il disco del mondo: vita breve di Luca Flores, musicista" (Rizzoli, 2007) e nello stesso anno il film "Piano Solo" con la regia di Riccardo Milano.


Roberto Paviglianiti









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