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ITALIA - Varese

09/08/2013
Ieri & Oggi
Luigi Naro
IL SALE DELLA MUSICA
LA PROVINCIA DI VARESE
 


Splasc(H) Records: il sale della musica
Intervista a Luigi Naro, da sette anni a capo dell’etichetta che ha fatto grande il jazz italiano.

OGGIONA con SANTO STEFANO - “Cosa resterà degli anni ’80”, cantava Raf nel 1989. Forse, il jazz italiano: Paolo Fresu (al quale il magazine “Jazz It” dedica il numero di luglio/agosto con uno speciale di quaranta pagine), Luca Flores (una storia raccontata da Walter Veltroni nel libro “Il disco del mondo”), Stefano Battaglia (pianista entrato nella scuderia Ecm di Manfred Eicher). I nuovi talenti che, poco più che ventenni, lasciavano un’impronta nel mondo della musica nuova attraverso la Splasc(H) Records di Peppo Spagnoli. Siamo ad Arcisate, nel 1982, quando un piccolo imprenditore nel campo del disegno per il tessile decide di dare il via all’avventura con Gianni Basso al sax tenore e Guido Manusardi al pianoforte. Il terzo disco vede già Tiziana Ghiglioni entrare nelle classifiche. Ad oggi si contano novecento titoli in catalogo con artisti italiani, nordeuropei, statunitensi. Dal be-bop al Free jazz, dall’avanguardia al folk del bacino del Mediterraneo. Poi, nel 2008 il passaggio di consegne a Luigi Naro: cinquantacinque anni di cui più di trenta passati nel settore della comunicazione e progettazione grafica e stretto collaboratore di Spagnoli. «Oggi non siamo più ai livelli dei primi anni Ottanta, quando si producevano circa cinquanta cd all’anno, ma ci difendiamo», dichiara il produttore discografico. «È anche per questo – prosegue Naro – che è importante riposizionare la Splasc(H) Records attraverso alcune novità mirate e le ristampe che consideriamo cruciali: per esempio “Ensalada Mistica” di Paolo Fresu, inciso nel 1994, e “For Those I Never Knew” di Luca Flores, pubblicato postumo nel 1995». Punto fermo nell’attività del brand – accanto alla Splasc(H) Naro ha fondato la “Time To Jazz It”, che si occupa della commercializzazione dei prodotti – è la qualità ma, «soprattutto, il valore della libertà. Penso che questo sia più importante oggi, con un mercato in continua trasformazione, che tempo fa. Mi sono sempre identificato con questa filosofia: è il sale del fare musica». Libertà significa creatività: è questo ciò che i musicisti hanno sempre chiesto alla Splasc(H) ottenendo, in cambio, fiducia, solidarietà artistica e condivisione. Butch Morris è uno di quelli: «Americano, geniale e provocatore, ha scelto la nostra etichetta per tre motivi: la libertà di espressione, la cura del prodotto e i contenuti grafici dei CD’s. Una garanzia, questa, che ha portato molti artisti ad affezionarsi all’etichetta: Massimo Barbiero con i progetti Odwalla ed Enten Eller (un sodalizio che si è festeggiato con la pubblicazione, quest’anno, del libro “Sisifo, la fatica della ricerca” per le edizioni “Del Faro”), Andrea Rossi Andrea, il chitarrista Lanfranco Malaguti (che incide poco ma si aggiudica i migliori premi della critica italiana), Tiziano Tononi (batterista guida dello storico ensemble Nexus)». Molto è cambiato, e anche la Splasc(H) deve fare i conti con la crisi economica: «Dal 2008 ad oggi, l’etichetta ha registrato un calo di fatturato di circa l’80%: cinque anni fa, la tiratura media per un CD era di cinquecento copie e si faceva il tutto esaurito in poco più di un anno. Ora, si inviano ai punti di distribuzione non più di cinquanta copie, quelle che dovrebbero servire solo per una veloce presentazione del prodotto. Ciò che non funziona è la filiera: un CD che all’origine può costare poco più di due euro arriva al consumatore finale con un prezzo che oscilla tra i quindici e i venti euro. Internet avrebbe dovuto facilitare l’acquirente, invece gli hacker – attaccando le major – hanno penalizzato anche il pubblico. E la musica è rimasta al palo». La Splasc(H), però, resta un’etichetta per i nuovi talenti e per tutti coloro che «hanno sensibilità, preparazione e voglia di comunicare un messaggio innovativo», rimarca Luigi Naro. Che, conclude: «Abbiamo sempre dato grande importanza alla ricerca e all’interpretazione proprio perché pensiamo siano espressione di coraggio». Ciò che alla Splasc(H) non è mai mancato.

Davide Ielmini, pubblicato su “La Provincia di Varese” – Agosto 2013



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