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ITALIA - Milano

07/08/2007
Ieri & Oggi
Peppo Spagnoli
L’ARTIGIANO DEL JAZZ
CORRIERE DELLA SERA
 


PEPPO SPAGNOLI L'artigiano del Jazz
Da 25 anni questo industriale tessile ospita nella sua casa discografica di «provincia» gli autori più importanti

Arcisate è un paesino lombardo come ce ne sono tanti, ottomila abitanti fra Varese e il confine svizzero, il lago di Lugano a due passi e la tranquillità di chi si trova ai margini degli eventi storici. Eppure, da venticinque anni proprio questo è il centro di un fenomeno che ha profondamente trasformato la realtà del jazz italiano e ha avuto importanti ripercussioni in Europa e nel mondo. Ad Arcisate vive e opera Peppo Spagnoli - che in questi giorni si gode una bella vacanza a Siena -, appassionato e collezionista di jazz fin dall'immediato dopoguerra, e al quale nel 1982 capitò di essere tra gli artefici di una cooperativa che avrebbe dovuto promuovere la musica dal vivo. Presto, invece, la «cooperativa» divenne una casa discografica che, dall’acronimo della vecchia associazione, si chiamò Splasc(H) e che fino ad oggi ha realizzato qualcosa come ottocento dischi di cui Spagnoli è il produttore. «Splasc(H) significava Società Promozione Locale Arte Spettacolo Cultura. Qualcuno disse che era un bel suono, bastava aggiungerci l'acca, che naturalmente nella sigla non c'era... Tant’è vero che quando abbiamo dovuto aprire, per ragioni burocratiche, un'altra società l’abbiamo addirittura chiamata Senz' H», spiega divertito Peppo Spagnoli, che di mestiere fa l’industriale tessile e ha intrecciato le due attività disegnando le copertine dei dischi così come abitualmente disegna i tessuti. «Il primo disco che registrammo era quasi uno scherzo, al matrimonio di mia figlia infatti suonarono due grandi veterani del jazz italiano, Gianni Basso e Guido Manusardi, per la prima volta insieme: e ci permisero di pubblicare quel nastro. Con loro avevamo già prodotto due dischi realizzati in proprio ma che non erano riusciti a pubblicare, così cominciammo a farci conoscere. Ma a dire la verità fu solo il disco successivo che diede la svolta, un lavoro della cantante Tiziana Ghiglioni. A quel punto la strada era segnata, facemmo capire che eravamo interessati a documentare le varie generazioni del nostro jazz, e i giovani non mancarono di darci fiducia». Correva l’anno 1985: stava per esplodere il fenomeno del nuovo jazz italiano. Siete stati spettatori o protagonisti? chiediamo a Spagnoli. «Credo entrambe le cose. La filosofia della Splasc(H) Records è quella di pubblicare le registrazioni mandate dai musicisti stessi, evidentemente quelle che ci piacciono; da quel momento cominciammo a essere travolti dai nastri, segno che in Italia c'erano moltissimi musicisti, spesso del tutto sconosciuti. D’altra parte noi riuscimmo subito a ottenere l’ascolto della critica, anche internazionale; addirittura in Canada una rivista importante, "Cadence", si offrì di distribuire il nostro catalogo. Così, grazie a noi, molti giovani furono ascoltati in tutta Europa, in America, in Giappone». Da venticinque anni, dunque, Arcisate è il centro d’irradiazione del jazz italiano nel mondo. E nel futuro? «Da tempo l’industria discografica, e non solo quella del jazz, è in crisi. Però la Splasc(H) sente una specie di dovere morale nel continuare a dare visibilità ai musicisti, quelli che ha contribuito a far diventare popolari e quelli che ancora non hanno raggiunto i negozi di dischi. Perciò i nostri progetti sono molto semplici: fare dischi. Anzi, fare bei dischi». * * * Successi «firmati» Tiziana Ghiglioni, Luca Flores, Pietro Tonolo, Paolo Fresu: fin dai primi titoli Splasc(H) ecco i nomi più noti del jazz italiano d’oggi. Alcuni, come Paolo Fresu, Stefano Battaglia, Pino Minafra o Flavio Boltro, sono poi approdati a storiche etichette internazionali; ma l’importanza della casa varesina sta nella vasta documentazione, che permette di cogliere con precisione il fitto panorama sonoro dell’Italia che suona, senza distinzioni regionali o stilistiche (di recente si sono aggiunti i grandi del jazz internazionale, collegati con i nostri solisti: nomi come Anthony Braxton, Butch Morris o William Parker). Oggi molte altre etichette si sono affiancate alla Splasc(H) Records nello sforzo quasi archivistico, ma l’attività di Spagnoli e dei suoi partner rimane la più vivace e la più aperta; il catalogo contiene l’espressione di tutte le declinazioni nazionali del jazz. (c.s.)

Sessa Claudio
Pagina 8
(7 agosto 2007) - Corriere della Sera




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