FOR ITALIAN JAZZ SINCE 1982 Join the Mailing List
Registrazione LOGIN
FOCUS | | SU DI NOI | SHOP | TIME LINE | ARTISTS | CONTATTI

 
 
SU DI NOI
01/07/2016
Ieri & Oggi
Luca Macchi
LIGTHNING STREAKS
MUSICA N. 278
 


Luca Trabucco, Ferdinando Baroffio
LIGHTNING STREAKS

Music by Luca Macchi

Commissionare ad un compositore di oggi un brano con l’esplicita richiesta che sia estremamente difficile per l’esecutore è una sfida che rasenta la provocazione. Se il virtuosismo ottocentesco era pur sempre legato ad una dimensione gestuale e spettacolare, il virtuosismo della musica colta contemporanea, nascendo il più delle volte dalla complessità della ricerca formale e linguistica, rischia di rasentare i limiti dell’ineseguibiltà. È quanto accaduto all’ottimo pianista Luca Trabucco, navigato interprete del repertorio novecentesco e contemporaneo, dopo aver chiesto al compositore Luca Macchi di dedicargli una brano di difficoltà estrema. Il risultato è una sorta di mostro pianistico, Lightning Streaks, della durata di quasi un’ora e dal virtuosismo iperbolico ed ipertrofico. Per accontentare il narcisismo virtuosistico di Luca Trabucco, Luca Macchi, classe 1965, goriziano di nascita e varesino di adozione, ha scelto di comporre lavorando sulle idee musicali e sulle forme senza preoccuparsi della loro concreta realizzazione sulla tastiera. Dal punto di vista strutturale Lightning Streaks (2012) è un tema con variazioni, tutte robustamente saldate sugli scheletri delle forme tradizionali del rondò, del corale e della fuga. In questo caso però la densità del pensiero compositivo non diventa – come accadeva in molti lavori delle avanguardie degli anni Cinquanta – un ostacolo all’ascolto, ma piuttosto fonte di continue emozioni, se non di autentico stupore, per chi ascolta. Certo, l’ascoltatore deve compiere un’operazione preliminare di auto-esclusione dal tempo della quotidianità per calarsi in una dimensione in cui il tempo finisce per essere dilato all’inverosimile, un po’ come accadeva negli anni Settanta con la musica di Steve Reich. Una volta compiuta questa operazione di straniamento, eccoci immersi in un modo sonoro che per quanto costruito con estremo rigore formale si rivela magmatico ed inquietante, un raffinato mondo timbrico in cui affiorano memorie di Ravel, di Berio e soprattutto di Debussy, compositore del quale Trabucco è un raffinato interprete. Abbiamo una sorta – sono le parole di Davide Ielmini, a cui si devono le note del booklet – di « gigantografia debussyana », però spogliata, aggiungiamo noi, di ogni delicatezza timbrica. Soprattutto nel brano conclusivo del ciclo, che da solo arriva a durare quasi venti minuti, le strutture si dilatano in un vero e proprio delirio dell’immaginazione, in modo simile a quanto accade negli Studi composti da Conlon Nancarrow (1912 - 1997) negli anni Cinquanta e Sessanta. La differenza è che i deliri contrappuntistici di Nancarrow erano pensati per uno strumento meccanico, il « player piano » (pianoforte automatico), mentre in Lightning Streaks c’è un pianista in carne ed ossa dotato di mente e mani da extraterrestre. Oggi non mancano certo, sulle scene pianistiche internazionali, dei virtuosi «monstre », da Carlo Grante a Marc-André Hamelin, eppure di fronte alla prova di Luca Trabucco si resta ammirati e disorientati. Trabucco non solo domina con una imperturbabilità olimpica passaggi così impervi ed antipianistici che a tratti ricordano il virtuosismo ipertrofico dei 100 studi trascendentali di Kaikhosru Sorabji (1892 - 1988), ma si destreggia in una vera e propria selva di micro-variazioni timbriche, tutte minuziosamente prescritte in partitura. E a dirci che il sesto brano del ciclo sia solo per mano sinistra è l’indicazione sul booklet del CD, non tanto il nostro orecchio... Più epidermici sono i cinque intermezzi di Pioveranno cristalli e stelle in frantumi per due pianoforti, composti nel 2003 come musiche di scena per una rappresentazione teatrale ispirata al racconto Jenin. Un campo palestinese, dello scrittore marocchino Tahar Ben Jelloun. Qui il terrore e l’orrore della guerra passano attraverso i brividi dei battimenti armonici generati dallo sfasamento tra i due strumenti (la versione originale è per pianoforte a quattro mani e tastiera elettronica), l’uno accordato a 441 Hz, l’altro calante di 27 cent. Se il pensiero compositivo è molto meno denso rispetto a Lightning Streaks, il risultato all’ascolto è comunque efficace, una sorta di sogno orribile in cui il timbro a poco a poco si smaterializza in regioni vitree e assordanti.

Luca Segalla, MUSICA N. 278, Luglio-Agosto 2016 – Pag. 97



© TIME TO JAZZ.IT di Luigi Naro
Via Campiglio, 54/C
21040 Oggiona con Santo Stefano (VA) - ITALY
p.iva 03253010122